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Cristo resuscita il figlio della vedova di Naim

Cristo resuscita il figlio della vedova di Naim, cm. 68 x 97, L’Aquila, collezione privata

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Nel Patini più tardo sono state additate analogie con le idealità massoniche ed allusioni alle simbologie esoteriche, che vennero accolte specialmente nelle sue prove di ispirazione religiosa, grazie anche alla peculiarità dei soggetti prescelti in consonanza con le inclinazioni dei rispettivi committenti, a vario titolo legati alla Massoneria, della quale infine anche lui, come quasi tutti gli amici e mecenati che lo sostennero e lo confortarono fino all'ultima parte della sua vita, era entrato a far parte, raggiungendo il grado di Venerabile nella Loggia aquilana, oggi intitolata al suo nome. Poiché i liberi muratori si facevano chiamare anche “figli della vedova”, si è ritenuto di riportare a suggerimenti massonici pure le ragioni della scelta e i criteri di interpretazione del tema che Patini desunse dalla narrazione evangelica sulla Resurrezione del figlio della vedova di Naim e che studiò e sviluppò in varie tele, cinque delle quali sono a tutt’oggi ben note, allo scopo di desumervi un’ampio dipinto a cui stava attendendo agli inizi del Novecento per farne dono, come risulta da attendibile testimonianza, alla settecentesca chiesa – oratorio di Morte e Orazione del suo paese. In sostituzione di tale opera, che pare sia stata venduta per riparare il tetto della Chiesa e di cui si è perduta ogni traccia, venne allocato il quadro dallo stesso soggetto tuttora presente nel sacro edificio e che, pur non raggiungendo la forza espressiva del Maestro, evidenzia apprezzabili qualità pittoriche in cui si riflettono le doti di grande onestà e dignità artistica dell’autore. A realizzarla, sulla evidente base dei bozzetti patiniani e forse anche della conclusiva opera perduta, fu Giuseppe Buzzelli (Castel di Sangro, 1878 – Roma, 1944), che la firmò e datò nel 1939, quando cioè, dopo essere riuscito a superare i rilevanti condizionamenti frapposti dalla grave penuria di mezzi in cui versava la modesta famiglia d’origine e aver brillantemente frequentato l’Istituto Superiore di Belle Arti a Roma, era già stato da tempo nominato “disegnatore principale presso l’Ufficio Speciale per la costruzione degli edifici dell’Urbe” e incaricato di progettare diverse opere architettoniche di rilievo, come l’Ufficio Centrale di Statistica e la sistemazione definitiva della piazza antistante il Viminale.

Testo di Cosimo Savastano a cura di Raffaella Dell'Erede